Il momento del tè

Fermarsi ad un tavolo. Meglio se in compagnia.

Il calore diventa fumante aroma dalla teiera. Bianca, rotondeggiante e panciuta o minimalista all'orientale con i ghirigori che a noi occidentali piacciono tanto. Ci si può viziare cercando la teiera che fa per noi.

Più facile è costuirsi una sequela di tazze da tè da far sorridere. La tazza piccola, grande, quella più vicina alla chicchera delle favole, e dove mettiamo quella natalizia? Per me l'ideale è una tazza da coccolare con le mani, alta abbastanza da poterla quasi abbracciare con le dita e capace, insieme, di dare calore senza scottare sulla pelle.

Il naso si avvicina poi per oscultare la qualità del blend di tè scelto. Oops dimenticavo il momento in cui si versa il tè. Con attenzione. Ssss silenzio. Il colore si spande nella tazza, forse qualche resto di foglia oltrepassa il passino. Ma non faccio la schizzinosa.

E ora, via alle chiacchiere. Pacate o meste, ma senza nostalgia. Le risate arriveranno più tardi.

Qualche dolce è d'obbligo sul tavolo. Meglio ancora se fatto in casa, perché si confà al clima intimo. Un dolce semplice e tradizionale ( come una Torta Paradiso non stuzzicando oltremodo i sensi, lascia al caldo tè il ruolo principale. Non è questa l'ora delle prime donne. I pensieri ed i sensi vanno lasciati a sè.

Sarà colpa del calore o dell'ancestrale semplicità di fare un tè, le preoccupazioni legate alle isterie del quotidiano stanno fuori dalla porta, dimenticate o gettate lì, ma comunque fuori. Il tarlo che preoccupa qualche ora è spogliato del suo peso di tensione e viene visto semplicemente nudo. La vita dei doveri è nuda davanti ad una tazza di tè. Siamo il bambino che sa dire la verità. Il bambino che sa ascoltare il tempo della vita e ne fa tesoro in questo momento.

Questo è il mio capriccio preferito: una tazza di tè.

Il silenzio sabbatico

Le immagini si susseguono nel silenzio.

Pacata e serena, col manto autunnale che assopisce la vallata, ammiro quello che è.

Il tè caldo viene versato nelle bianche tazzine, mentre un gatto bianconero si sposta sommessamente dal tetto.

La fretta è ridotta a ricordo. Nulla è essenziale, nulla è urgente, solo l'attimo ambisce ad avere attenzione.

Non c'è preoccupazione che insegua il pensiero. Non c'è l'amaro della delusione del giorno.

Certezza ed incertezza si sono concesse una pausa.

Respiro.

Diluisco la realtà in questo rifugio.

Guardo di fronte a me e ammiro quello che è.

Si prende il sole di febbraio e allontana anche lui le preoccupazioni che lo assillano pure di notte.

Silenzio.

Le parole non si scambiano, si danno. Una ogni tanto, a seconda del pensiero dal quale nascono.

Ci si arrichisce cogniendo mentalmente ogni dettaglio.

Così è un sabato mattina di evasione.

Internet crea le passioni e poi ...

Mi son conceta un attimo di pausa sabato. Come ogni settimana certo di fare un giorno web free. E così i pensieri cominciano ad affluire al cervello.
Da una terrazza di Calcata , con la delicatezza dell'acqua che scorreva in basso, mi son sentita ricca di idee.
Poi il giorno dopo, come sempre, incominciano i dubbi :

Perchè ci tengo così tanto al blog? Cosa cambia nella mia vita?

Perchè un semplice ordine su Amazon diventa una porta su tanti desideri? Romanzi, libri di cucina, sui social media, sullo scrivere ... Quando mi fermerò? Credo mai, dato che a otto anni volevo essere Joe di Piccole Donne: decisa, sognatrice, semplice, allegra, propositiva. Troppo a trent'anni?

Perchè ora vorrei anche una macchina fotografica doc? Certo, è una passione da una vita, dai dieci anni, da quando mio padre mi portò a Splimbergo a vedere una mostra su Robert Capa.

Ma cosa cambia nella mia vita reale? Tanti amici, nuove conoscenze, un cervello sempre attivo. Persino la Cavia mi invidia per tutti questi diversivi creativi.

Eppure c'è sempre in testa, ad un certo punto, la domanda classica e pressante di mio padre: A cosa serve? .

Cosa rispondo a mio padre? La felicità?

La prima esperienza col sapore

La tua? La mia viene dell'orto della nonna.

Ho voluto cercare nella memoria la mia prima esperienza con quello che per me è ora il sapore. Non mi riferisco al sapore perfetto, ricco e poliedrico da ricreare in cucina, ma penso al cibo più semplice e gustoso che mi sovviene per primo nella memoria. Insomma, cos'è la cosa più buona che sia? Quella cosa che non puoi ricreare in cucina, che non puoi trovare ovunque o se puoi sei un gran fortunato, quel cibo che ti ricordi fin da piccolo/a?

La mia esperienza col sapore è stata la ...carota estratta viva dalla terra nell'orto di nonna, che poi era anche il nostro orto. Una piccola carota, arancione e bitorzoluta. Corta, ricca in verde in testa... che appena estratta dalla terra profumava l'aria intorno, sconvolgendola virulentemete col profumo di carota, pure, semplice, diretto. Via, di corsa verso la fontana a lavarla, rapidamente dalla terra, senza troppe preoccupazione igeniste. Un taglio al capuccione verde e gnam.

Perfetta! E persa nel tempo. Si parla della fine degli anni '70.

E' diventata pure il tema centrale di un sogno. Eravamo io, la Cavia e il Papero Giallo . Lui parlava delle sue esperienze e io gli presentavo quella carotina. In un batter d'occhio però lo chef, nascosto non so dove, ce la presentava versione finger food. La carota era stata lessata, non era più lei. E sopra vi era un cucchiaino di crema bianca, che relegava in secondo piano l'essenza della carota. La mangia nel sogno, un po' delusa della trasformazione e molto scettica sull'interpretazione del cuoco. Cosa avrà mai pensato lo chef? Cosa voleva donare alla carota?

Son curiosa di sapere la tua prima esperienza col sapore.

Wine Economy

Il libro Wine trials 2010 , dove vengono presentati i migliori vini sotto i 15 dollari, è stata la mia finestra sul mondo della wine economy .

Se non mi fosse capitato tra le mani, non avrei forse mai scoperto che anche intorno al vino, oltre che alla sanità (dove lavoro), si è creata una branca dell'economia. Non pensare che l'economia abbia a che fare solo coi soldi ed i numeri. Chi fa i soldi si vede prima, ma ci sono tanti e valorosi economisti che sono ben lontani dall'idea holliwoodiana dell'uomo ricco e potente. Anche perchè finalmente anche a livello di premio Nobel si vedono anche le donne

Tornando alla wine economy, scopro che è economia, perchè anche lei si trova a dover gestire il problema di:

  1. cos'è il valore di un bene?
  2. qual è la relazione tra valore e prezzo di un bene?
  3. le aspettative di un consumatore incidono sul prezzo di un vino?
  4. le campagne di marketing come incidono sulle aspettative di un consumatore?

E poi, con mia grande sorpresa, anche qui si parla di effetto placebo in relazione ai vini "costosi". Sì, esatto, come nel caso della medicina. L'impressione, spontanea o indotta, di avere davanti un buon vino perchè costoso o rinomato, ne influenza la percezione.

Chi ha promosso i Wine trials 2010 (e anche le sue edizioni precedenti), nell'introduzione (che consigli di leggere, se mai vi capitasse tra le parti) sostiene l'idea che il consumatore se degusta i vari vini, senza farsi condizionare, è veramente libero. E solo così si realizza il libero mercato alla Adam Smith (padre dell'economia moderna), solo così quindi operebbe la mano invisibile del mercato.

Ma come un consumatore si libera dai condizionamenti? Comprando semplicemente The Wine trials 2010? O affidandosi ad una similare (ce ne sono?) guide locali? Liberarsi dai condizionamenti vuol dire assaggiare tante vini, costosi e non meritevoli compresi? O un'entità superiore deve entrare in gioco per indirizzare la scelta? Ma non è questo un condizionamento.

Che ne pensi? 
Intanto, pensando a questo, torno alla mia vita di erratica degustatrice/bevitrice di vino per passione...una passione tra tante.